Parliamo d’arte: la capiamo davvero tutta?

di | 11/11/2012

A parole, quasi certamente, lo dichiariamo tutti o quasi tutti, ma in realtà possiamo con franchezza dire di essere, indiscriminatamente, tutti veri amanti dell’arte? Molto verosimilmente no, e per motivi semplicissimi, a voler vedere.

Il primo fra questi, e quasi certamente più importante, è la nostra scarsa formazione in merito. Se escludiamo naturalmente i percorsi di studio incentrati in maniera specifica sull’argomento, sono ben pochi gli spazi educativi e formativi dedicati allo studio dell’arte, sia dal punto di vista interpretativo delle opere, come statue e dipinti, che da quello storico: nei programmi, le ore dedicate alla materia sono scarse.

A ciò si aggiunge la complessità dell’arte, che è un insieme di opere dell’ingegno e della creatività umana difficile, se non impossibile, da vagliare a prima vista e con una mera occhiata, se non si posseggono dei criteri e delle conoscenze specifiche che aiutino ad inquadrare e decifrare quel che si sta osservando e interpretando.

A fronte di questa carenza di base, tuttavia, la nostra società si aspetta – potremmo quasi dire ci impone, veramente – un apprezzamento dichiarato pubblicamente dell’arte, in tutte le sue forme, che se combinato con la scarsa preparazione, e quindi con l’interpretazione obbligatoriamente approssimativa, risulta un po’ bizzarro. Proprio per questo, quando poi ci troviamo davanti ad “opere d’arte” (così vengono definite e come tali ci vengono presentate) in cui non ravvisiamo alcun tratto, né di messaggio, né di emozione, e neppure di maestria tecnica, di quelli che cerchiamo nell’arte, possiamo rimanere profondamente perplessi. Qualche esempio?

Composizioni con Rosso, Blue e Giallo – Piet Mondrian

Una tela bianca, divisa in quadrati dal bordo nero, di diverse dimensioni, tracciati con assoluta esattezza, alcuni dei quali colorati completamente a tinta unita, ora di rosso, ora di giallo, ora di blu, con un risultato di grande durezza, e che difficilmente appare diverso da un accostamento aleatorio e svogliato. Tale è l’aspetto di queste tele di Mondrian, esponente della corrente “non rappresentativa” dell’arte – le cui opere dovrebbero ispirare massima licenza di interpretazione. Ma riusciamo a giustificarci, con ogni buona intenzione, le valutazioni economiche ad esse attribuite, fra i dieci e i venti milioni di dollari?

Elegia per la Repubblica Spagnola N° 110, Robert Motherwell

Robert Motherwell era, come Mondrian, un esponente della corrente non rappresentativa dell’arte; riteneva tuttavia, con concetto che troviamo onestamente nobile, che fosse giusto sforzarsi di avvicinare un’arte come questa al profano privo di strumenti interpretativi. A prescindere dall’esito di tale intento, accettiamo senza discussioni il fatto che questa tela, bianca, su cui spiccano nient’altro che tre fasce verticali, irregolari, nere, fra cui campeggiano ovali altrettanto irregolari e altrettanto neri, riceva abitualmente valutazioni intorno ai due milioni di dollari?

Where, di Morris Louis

Negli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso, fra le correnti artistiche, ebbe un certo rilievo una corrente definita come “Color Field”, che prevedeva l’uso di grandi campiture colorate a tinte vivaci. Tra i rappresentanti di tale corrente, Morris Louis ha sicuramente un ruolo di spicco, e spiace sembrare irrispettosi: ma ha senso valutare, com’è corrente pratica fare, un milione di dollari una tela come questa, che raffigura un arcobaleno affatto diverso da quello che potrebbe dipingere, giocherellando con i pennarelli, un bambino di quattro anni?